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Per fare un albero ci vuole un albero.

Per fare un albero ci vuole un albero.

Ma è nato prima, l’albero o il seme?

No, non è un indovinello, è una domanda vera, ma la risposta non è importante: il ciclo della vita di un albero è circolare, come quello della natura, quindi la fine di qualcosa è sempre l’inizio di qualcos’altro. Qual è, allora, il vero inizio?

Ce l’aveva già spiegato, prima di chiunque altro, Gianni Rodari che tutto parte dal seme, anche se noi non facciamo tavoli ma li imbandiamo con i vasetti di confettura a colazione, e qualche volta anche a pranzo e cena.

Ma capire il ciclo di vita dell’albero non è così semplice come imparare una filastrocca. 

Gli alberi, soprattutto quelli da frutto, hanno un ciclo fisiologico tanto complesso quanto delicato. La crescita e la produttività dipendono strettamente dalla combinazione di diversi fattori. L’ordine è preciso, ma sempre soggetto alle condizioni atmosferiche e climatiche, che spesso sono imprevedibili.

Ma cosa succede in un anno di vita dell’albero?

L’albero ha una vita molto programmatica, pianificata nel dettaglio, non può sfuggire dalla sua routine.

L’annata comincia già prima del risveglio vegetativo, quando a occhio nudo sembra che non accada nulla e in realtà la vita fermenta dalle radici fino all’ultimo ramo: la linfa circola e comincia ad alimentare lo sviluppo delle gemme. In questa fase è importante intervenire con la potatura, per programmare il giusto equilibrio vegeto produttivo, migliorare la crescita della pianta e favorire la differenziazione dei fiori e poi dei frutti.

Poi c’è la fioritura, la fase più scenografica, una specie di sfilata di moda primavera/estate in cui l’albero sfoggia tutta la sua bellezza e la sua energia. Caricate lo smartphone, ci sono un sacco di foto da fare.

L’allegagione, invece, è la fase iniziale dello sviluppo dei frutti: i germogli crescono e il frutto prende forma. In base al contesto climatico, questo è il momento giusto per irrigare e per diradare i frutti in modo da regolare la carica produttiva della pianta. 

E veniamo alla maturazione, quando il frutto è cresciuto e maturo. 

Siamo pronti per la raccolta, quel momento quasi rituale per noi, di rigenerazione per la pianta.

Con la caduta delle foglie – un altro spettacolo da passerella autunno/inverno – l’albero riassorbe le sostanze nutritive che vengono immagazzinate nel legno e si prepara per il suo letargo.

E questo è quello in un solo anno. 

E nell’intera vita? Tutto quello che vi abbiamo raccontato si ripete. E anche gli alberi diventano più saggi con l’esperienza, portandosi dietro le lezioni del ciclo vegetativo precedente e condizionando a loro volta quello successivo. 

Va avanti per decenni, in base alla varietà dell’albero e alla durata della sua vita. Generalmente meli e peri vivono di più, mentre susini, ciliegi e peschi vivono più o meno una quindicina d’anni. 

Qui, nel nostro meraviglioso Paese, dove il clima è bello perché è vario, ogni varietà di frutta ha le condizioni ottimali per crescere rigogliosamente e anche più a lungo.

Come può contribuire l’uomo in questo processo completamente naturale? Come facciamo noi di Zuegg, rispettandolo. 

E, magari ogni tanto, ringraziando gli alberi per tutte quelle boccate d’aria quando la sua bellezza ci toglie il respiro, per tutti i like alle foto #springtime del nostro wall, per l’ombra alle nostre pasquette e per tutta la marmellata che ancora non abbiamo assaggiato.

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